Ovvero l'evoluzione moderna del cittadino di Fiumicino

Visualizzazione post con etichetta Usi e tradizioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Usi e tradizioni. Mostra tutti i post

sabato 16 febbraio 2013

Bentornati a Fiumicino..

Bentornati su questi schermi... Eccomi di nuovo a raccontare di Fiumicino, dopo un lungo tempo di riflessione. Ammetto che il desiderio iniziale era quello di abbandonare il blog in quanto la partecipazione con i miei concittadini è molto scarsa, ma poi mi sono chiesta e il resto del mondo? Infatti il numero dei contatti che ricevo provviene soprattutto dal resto della nazione e addirittura dall'estero, Quindi perché non continuare... raccontare di Fiumicino, in tutte le forme, fa' bene a Fiumicino anche se non ai fiumicinesi... Ecco il mio ultimo omaggio.





mercoledì 3 ottobre 2012

Fiumicino, questa piccola e grande città del litorale romano.


lunedì 3 settembre 2012

Hic manebimus optime... "la sedia è occupata!"

Hic manebimus optime ("Qui staremo benissimo") è una frase è riportata da Tito Livio attribuita a un centurione.
Dopo la definitiva vittoria su Veio, i plebei premevano per abbandonare Roma e trasferirsi nella città sconfitta, in opposizione alle angherie dei patrizi. Furio Camillo, in un appassionato discorso, cerca di convincere i concittadini a non abbandonare la patria.
Ce lo racconta lo stesso Tito Livio: « ...quello che risultò decisivo in quella situazione di incertezza fu una frase pronunciata al momento giusto. Mentre il Senato era in riunione nella Curia Ostilia per dibattere la questione, poco dopo le parole di Camillo, transitarono per caso nel Foro delle coorti in ordine di marcia di ritorno dal presidio e il centurione esclamò proprio nel luogo del comizio: "Pianta l'insegna qui, alfiere; questo è il posto giusto per noi!".
I senatori usciti dalla curia udirono la frase e dissero che la interpretarono come un presagio; la plebe, accorsa tutto intorno, approvò. 
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, V, 55, Newton Compton, Roma, trad.: G.D. Mazzocato).

A spolverare locuzioni latine ci pensano gli inquilini del moderno Campidoglio, infatti il Sindaco di Roma,  Gianni Alemanno, con ... Hic manebimus optime ("Qui staremo benissimo") ammette di non aver intenzione di "lasciare la poltrona di primo cittadino di Roma alle prossime elezioni comunali", in risposta al Cavalier Berlusconi, che lo avrebbe invitato a non candidarsi per il secondo mandato.



Come Obama pubblica su twitter: "la sedia è occupata" (this seat's taken") anche il primo cittadino di Roma risponde: 
Hic manebimus optime ("Qui staremo benissimo").

Ma anche qui a Fiumicino, c'è aria di elezioni, chissà se in nostri amministratori comunali si sfideranno a colpi di locuzioni o espressioni latine. Intanto per allenarsi ecco qui dei link interessanti che possono sempre tornare utili:
Espressioni latine
Certo è che la poltrona fa gola, espresso in tutte le lingue...










mercoledì 6 giugno 2012

A proposito del lavoro e del lavoratore...

A proposito del lavoro e del lavoratore... (prima parte).
Ecco come ne parlava Cicerone ne "De officiis", un'opera filosofica che tratta dei doveri a cui ogni uomo deve attenersi in quanto membro dello stato, composta negli ultimi mesi del 44 a.C., in meno di quattro settimane.
Quale professioni sono da reputarsi nobili e quali ignobili?



Si disapprovano quei guadagni che suscitano l'odio della gente, come quelli degli esattori e degli usurai. Ignobili e abietti, poi, sono i guadagni di tutti quei mercenari che vendono, non l'opera della mente, ma il lavoro del braccio: in essi la mercede è per se stessa il prezzo della loro servitù.
Abietti sono da reputarsi anche coloro che acquistano dai grossi mercanti cose da rivender subito al minuto: costoro non farebbero alcun guadagno se non dicessero tante bugie; e il mentire è la più grande vergogna del mondo. Tutti gli artigiani, inoltre, esercitano un mestiere volgare: non c'è ombra di nobiltà in una bottega. Ancora più in basso sono quei mestieri che servono al piacere: «Pescivendoli, macellai, cuochi, salsicciai, pescatori». Aggiungi pure, se non ti dispiace, i profumieri, i ballerini e tutta la masnada dei mimi e delle mime.
Tutte quelle professioni, invece, che richiedono maggiore intelligenza e che procurano inestimabile profitto, come la medicina, l'architettura e l'insegnamento delle arti liberali, sono professioni onorevoli per coloro al cui ceto si addicono.
Quanto al commercio, se è in piccolo, è da considerarsi degradante; ma se è in grande, poiché con esso si importano da ogni parte molte merci e sono distribuite a molti senza frode, non è poi tanto da biasimarsi. Anzi, se il mercante, sazio o, per dir meglio, contento dei suoi guadagni, come spesso dall'alto mare si trasferisce nel porto, così ora dal porto si ritira nei suoì possedimenti in campagna, merita evidentemente ogni lode.
Ma fra tutte le occupazioni, da cui si può trarre qualche profitto, la più nobile, la più feconda, la più dilettevole, la più degna di un vero uomo e di un libero cittadino è l'agricoltura.

Cicerone parla delle professioni e spiega l’atteggiamento del gruppo dirigente, degli intellettuali e dei letterati romani nei confronti del lavoro.
Il contenuto appena esposto del De officiis serve a inquadrare questa classificazione ciceroniana delle attività lavorative: il decorum è ciò che è confacente alla condizione specifica del cittadino romano; dato che questi ha come massimo obiettivo la partecipazione alla vita politica, il decorum è per lui ciò che favorisce la sua carriera in tale campo.
Per  Cicerone quindi  la valutazione dei diversi lavori deriva da considerazioni non economiche, ma sociali.
Per l’autore e i suoi lettori, evidentemente, le questioni economiche non erano tanto importanti quanto l’immagine che ciascuno doveva esibire.
La considerazione negativa di ogni mestiere remunerato è propria di letterati e pensatori romani, ma non è condivisa da tutti. Nel prossimo post vediamo de' "Lavoro secondo i lavoratori".


venerdì 30 marzo 2012

Voluptas aedificandi... e ci risiamo

Chi ha avuto modo di assistere alla puntata su Ostia Antica e Portus su RaiTre, in Ulisse, il piacere della scoperta, si sarà meravigliato dell'imponente struttura del Porto di Traiano, ricostruito virtualmente per dar l'idea della sua mole.
Le immagini di Portus si riferiscono al bacino esagonale al palazzo imperiale ai templi, ma soprattutto i magazzini (Magazzini Severiani, Magazzini di Traiano).
Probabilmente più di 500 erano i depositi di merci e ciò si evince da una scritta lasciata sul muro di un Horrea, magazzino utile per lo stoccaggio del grano. (XIID – 500 – 12 = 488 magazzini).
I magazzini di Portus rappresentarono per l'Impero un'importantissimo "giacimento" di grano per soddisfare la popolazione di Roma, che contava allora un milione di abitanti.
Al tempo di Traiano, l'impero romano era in una fase d'inarrestabile ascesa.
Da un modesto insediamento del centro Italia, Roma divenne una civiltà complessa, divenendo dominatrice incontrastata dell’intero Mediterraneo.
Portus fu uno dei punti nevralgici dell'Impero per l'approvvigionamento delle derrate alimentari e delle merci provenienti dal Mediterraneo.

Magazzini Severiani






Una quantità enorme di mattoni furono utilizzati per costruire edifici, insule, depositi e altro.
Ma ciò non ha nulla a che vedere con il "voluptas aedificandi", il piacere del costruire a tutti i costi, che imperversa la nostra costa.
Si parla di sviluppo sostenibile per indicare un processo finalizzato al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale, economico, sociale ed istituzionale, sia a livello locale che globale. 
A distanza di molti mesi dalla posa della prima pietra del nuovo porto turistico, il più grande d'Europa, quali obiettivi di miglioramento ambientale si è raggiunti? quali risorse economiche la città di Fiumicino ha riscosso? quanti lavoratori sono stati impiegati in quest'opera?
Le immagini recenti rispondono a questi  quesiti:






























giovedì 22 marzo 2012

il peso del denaro...

Ecco come interpretare la legenda delle monete romane.


Moneta Romana

IMPeratori   CAESari   NERVAE   TRAIANO   AVGusto GERmanico   DACico   Pontifici Maximo TRibunicia Potestate COSuli V Patri Patriae  quindi:


Il Senato e il Popolo di Roma [dedicano] all'Imperatore Cesare Nerva Traiano, Augusto, Germanico, Dacico, Pontefice Massimo, Console per la 5a volta, Padre della Patria, Principe Ottimo.


domenica 12 febbraio 2012

Viaggio virtuale a Fiumicino

Ricostruzione Virtuale del Porto di Traiano, delle Terme dette di Matidia, della Tomba n° 78 nella Necropoli di Porto. Per maggiori approfondimenti e un viaggio virtuale nei territori di fiumicino antica visita il sito www.focemicina.it




giovedì 9 febbraio 2012

Febbraio... il mese della Februa (Febbre)

Anche per gli antichi romani, il mese di febbraio era considerato il mese della febbre (Februa) infatti l'influenza imperversava anche duemila anni fà, proprio in questo mese mieteva più vittime.
Durante i mesi più freddi i romani utilizzavano la neve ed il ghiaccio come tecnica di raffreddamento.
I Romani danarosi adoperavano in tutte le stagioni dell'anno neve e ghiaccio per il raffreddamento delle loro bevande e soprattutto il vino.
La neve pressata era conservata in grandi fosse scavate in apposite cantine.
Come materiale isolante si adoperavano erba, paglia, ramoscelli, terra o anche pezze di lino.
Grazie alla pressione, la neve si trasformava parzialmente in ghiaccio, cosicchè si rendeva disponibile anche ghiaccio artificiale. Vi erano imprese specializzate che portavano la neve dalle montagne.
Un recipente apposito era in voga già allora, lo possiamo riconoscere anche sulle nostre tavole d'estate,
si tratta di un'anfora dalle pareti doppie, nella cui intercapedine era versata acqua fredda di fonte.

           
Anfora refrigerante - brocca refrigerante
                

lunedì 2 gennaio 2012

Isola Sacra, una scoperta tira l'altra...

Continuano gli aggiornamenti sugli scavi archeologici adiacenti il Ponte della Scafa, a seguito di ulteriori sondaggi per la costruzione del ponte sono emersi altri resti di navi romane.
Infatti è stata trovata un'altra barca del terzo secolo d.C., ma i lavori procedono al rallentatore per carenza di fondi.
La Soprintendenza afferma che i lavori sono in crisi perché non sono più arrivati i fondi di Roma Capitale. Finora i lavori sono andati avanti con i 300mila euro della Soprintendenza, uno staff eccezionale di esperti internazionali, e con parte dei finanziamenti di Roma Capitale.
Ad oggi i lavori sono sospesi per mancanza di fondi, necessari per completare le indagini nelle altre tre aree archeologiche tra Ostia e Fiumicino interessate all'importante ricerca.
Per rinfrescarci la memoria potete tornare ai post già pubblicati sull'argomento



... e come dicevamo - altre testimonianze archeologiche esistono sotto i selciati, i lastricati e le nostre strade comunali, che aspettano impazienti di essere rinvenuti, attribuendo quindi il giusto riguardo storico e archeologico al territorio di Fiumicino, più di quanto gli stessi abitanti riconoscano.



martedì 6 dicembre 2011

Un mare di storia

Ieri e oggi: fiumicino raccontata attraverso foto odierne e testimonianze antiche.
Grazie all'archivio fotografico di "Foto Ottica Aldo", messo a disposizione, i cittadini di Fiumicino potranno vedere come la nostra città sia evoluta nei tempi e cosa essa ancora conserva.
Il quaderno didattico è una pubblicazione della casa Editrice Pubblidea95, valido strumento culturale e di conoscenza del territorio per le nuove generazioni.


 



venerdì 28 ottobre 2011

Ricostruzione della Tomba di Tiberius Claudius Eutychus

Negli anni '20, nel corso di un abbassamento del piano di campagna finalizzato alla bonifica del territorio e alla costruzione di casali agricoli, furono rinvenuti alcuni edifici sepolcrali, decorati con pitture, stucchi e mosaici. Questa casuale scoperta fu seguita dallo scavo del settore meridionale dell'insediamento che corrisponde all'area più conosciuta e più vasta del sepolcreto portuense di Isola Sacra.
Questa è la ricostruzione digitale della Tomba a cella di Tiberius Claudius Eutychus (t.78) sita nella Necropoli di Porto.


Interno della tomba a cella destinata al rito misto

In primo piano mosaico con elementi decorativi 





Per gli appassionati di ricostruzioni virtuali  e modellazione in 3d, rimando al prossimo post.


domenica 2 ottobre 2011

Antica villa romana cercasi...

L'ennesima testimonianza dell'antica epoca romana che ritorna dal passato per non farne più ritorno.
Si tratta di una villa romana databile dal I al III secolo d.C., situata a nord di Roma all'interno del vasto territorio del Comune di Fiumicino. 
E' stata messa in luce a seguito di uno scasso eseguito in Località Le Muracciole per la costruzione di un complesso residenziale.
La cosa non fa più notizia, primo perchè la scoperta è considerata dagli addetti di minor importanza, nonostante sia stato rinvenuto materiale assai interessante e secondo è che l'area era destinata ad uso abitativo, quindi la villa è stata già da un pezzo rinterrata, per far posto a tonnellate di cemento.
Peccato non aver immortalato i resti archeologici almeno ne avremmo avuto testimonianza.
Testimonianza fotografica e di studio che di certo avrà provveduto la Sovrintendenza. 
A detta dei pochi fortunati ospiti, sul luogo è stato travato un peristilio pavimentato con mattoni a spina di pesce e in parte in cocciopesto con inserti geometrici di tessere quadrate.
Alla destra del peristilio è stato trovato un magazzino con i doli per la conservazione dell'olio e della farina. La villa era dotata di piccole terme. Il "calidarium" è stato identificato in quanto aveva un accesso diretto da un forno esterno e adiacente il "tepidarium". 
I rivestimenti delle pareti dei due ambienti mostrano come l'aria calda entrasse da sotto il pavimento. 
Il "frigidarium" era contiguo ai due ambienti. 
A pochi mesi di distanza dal ritrovamento non rimane nulla della villa se non questa veduta aerea ripresa da Google Maps, per fortuna per noi, ormai datata.































































venerdì 23 settembre 2011

Iniziative in campo...

Risiedo nel Comune di Fiumicino da prima che diventasse Comune autonomo dalla Capitale.
Ho vissuto l’evolversi della sua economia e lo sviluppo demografico, che ne ha fatto uno dei Comuni più estesi e popolati d’Italia.
Nonostante ciò la sua storia, il suo territorio e le sue specifiche caratteristiche sociali ed economiche sono poco conosciute, poco apprezzate.
Ancora oggi Fiumicino è conosciuto quasi unicamente, come la “spiaggia” di Roma, assieme ad Ostia, e come la sede dell’Aeroporto Intercontinentale.
In realtà, questo territorio presenta molti altri elementi di interesse che potrebbero rappresentare anche un valido strumento di sviluppo economico.
Quali elementi?
Per esempio la nostra campagna, il mare, le aree archeologiche.
Il Comune di Fiumicino è  a vocazione agricola.
Vediamo alcuni dati inconfutabili:
Ventiduemila ettari territoriali di cui diciassettemila sono caratterizzati da terreni agricoli.
Vi sono aziende che producono oltre 350 quintali di latte al giorno ed altre aziende leader in Italia e in Europa nel settore della produzione agricola.
Occorrerebbe sostenere queste aziende permettendo loro di aumentare la ricettività turistica attraverso la realizzazione di agriturismi, valorizzando così anche i prodotti locali attraverso la realizzazione di veri e propri percorsi eno-grastronomici”, puntando quindi sulla qualità e la "tipicità" quale frutto di una stretta interdipendenza fra tradizioni, esperienze secolari ed evoluzione delle tecnologie industriali di trasformazione.
Per non parlare poi dei tesori archeologici di cui vanta il nostro territorio.
Ma questa è già storia...





martedì 20 settembre 2011

Scoperto l'arsenale di Traiano ...God save the U.K.

Le sorprese non finiscono mai.
L'Imperatore Traiano sembra regalarci continuamente segni del suo passaggio nel nostro territorio.
Infatti, grazie agli archeologi dell'Università di Southampton e della British School di Roma, si è scoperto un maestoso edificio, che con tutta probabilità è l’arsenale dell’Urbe di Traiano.
Che sia un’arsenale è lasciato intendere da alcune iscrizioni su pietra “collegium dei fabri navales”.
Le grandi dimensioni (navate di 9 metri) la posizione e l’unicità dell’edificio di Porto hanno portato gli archeologi a valutare che esso abbia giocato un ruolo fondamentale nella costruzione e riparazione delle navi durante i mesi invernali, usato anche per ospitare grandi quantità di legname, teli e altri materiali che potevano raggiungere l’edificio dal porto di Claudio attraverso l’ingresso settentrionale.
L'edificio è di forma rettangolare e si estendeva da ovest a est per almeno 145 metri lungo il lato settentrionale del bacino esagonale di Traiano, nel cuore del porto romano.
La sua prima fase edilizia risale al periodo traianeo (probabilmente 110-117 d.C.) e si compone di una parte principale articolata intorno ad una serie d’imponenti pilastri in opera laterizia, che definivano otto navate parallele, di circa 60 m di lunghezza, con andamento nord-sud, aperte sia sul bacino di Claudio sia su quello di Traiano.
Gli scavi in corso hanno messo in luce un ampio corridoio a volta, che delimitava la parte occidentale del complesso, e una prima navata larga circa 12 m e lunga 58 m, con piloni rettangolari di circa 2 x 1,50 m. Le maggiori dimensioni degli ultimi due piloni posti all’estremità meridionale dell’edifico (3 x 1,70 m) inducono a pensare che l'entrata principale fosse rivolta a sud e che presentasse un arco imponente. Un’apertura altrettanto grande doveva inoltre garantire l'accesso anche sul lato settentrionale.


Ricostruzione virtuale del Porto di Traiano




























martedì 13 settembre 2011

"Hire and fire... ovvero, "lavoratori in affitto".

La disoccupazione al tempo dei romani non era un fenomeno irrilevante nella vita quotidiana.
Le sue proporzioni variavano a seconda del tempo, del luogo e della congiuntura economica, in particolare agli investimenti pubblici nel settore edilizio.
I salariati (mercenari, operarii) dovevano prevedere una disoccupazione transitoria: nei loro confronti il principio "ti assumo e poi ti licenzio" (hire and fire) era applicato con una naturalezza spietata, erano pagati a giornata e licenziati alla conclusione dei lavori.
In campagna si reclutavano lavoratori stagionali per il raccolto e la vendemmia (Columella., III 21,10)
(Lucio Giunio Moderato Columella (Gades, 4 – 70) è stato uno scrittore romano di agricoltura).
Un'impennata della disoccupazione fu causata dalla crisi agraria del II secolo a.C. e dalla fuga dalle campagne dei piccoli agricoltori impoveriti che affluirono in massa a Roma.
In età imperiale la vivace attività edilizia fu fonte di salario e pane per molti lavoratori.
(Ov., Ars am., III, 120 sgg.)
Vi sono tracce di una lotta programmatica alla disoccupazione da parte dello stato romano: la misura più importante fu la fondazione di colonie, in cui tutti i coloni, ricevevano un appezzamento di terra da coltivare.
Fu per prevenire la minacciosa perdita di posti di lavoro nella plebe romana, che Vespasiano rinunciò a un certo innovamento "tecnologico" nella edificazione dei templi.


Arte e mestieri - Necropoli di Porto


Arte e mestieri - Necropoli di Porto

martedì 6 settembre 2011

Ritorno dalle ferie per Traiano... qui rotatorie a gogo!

Una breve pausa per l'Imperatore Traiano... vediamo dove amava trascorrere le sue giornate estive, lasciandosi dietro i suoi impegni quotidiani.
La villa ad Arcinazzo è attribuita a Traiano soprattutto in base al rinvenimento (1892) di tre fistulae aquariae con il nome dell'imperatore, il liberto Herbrus, databili fra il 97 e il 114-115 ca.
Si aggiungono a sostegno della tesi la tecnica edilizia in opus mixtum, tipica dell'età traianea, la datazione a questo periodo della decorazione marmorea del ninfeo (Lissi), l'intervento di Traiano nella vicina valle dell'Aniene, ove rialzò l'incile dell'acquedotto Anio novus fino alla villa di Nerone a Subiaco (v. p. 36, n. 1), l'amore dello stesso per i monti e la caccia attestato da Plinio il Giovane in un passo del Panegirico
(v. p. 1).
In età romana l'altopiano carsico - il primo di un certo rilievo che si incontra andando da Roma verso gli Appennini - per tipo di vegetazione e condizioni climatiche era popolato di abbondante fauna (cervo, capriolo, istrice, tasso, orso, lupo, lince etc.); uno dei principali motivi, quindi, che lo fecero prediligere come sito della villa dovette essere proprio l'interesse venatorio, cui si aggiungeva la possibilità di effettuare escursioni di caccia ai grossi ungulati durante l'alpeggio estivo sui monti vicini.
Un'importante testimonianza è costituita da un'iscrizione sepolcrale del Il secolo rinvenuta nel 1936 presso il moderno abitato degli Altipiani a km 3,5 dalla villa; dedicata da M. Ulpius Primillus alla moglie Munia Maxima, costituisce il primo documento epigrafico in cui compare il gentilizio imperiale, portato probabilmente da un liberto o figlio di liberti.




Veniamo a noi, come sempre la realtà del ventunesimo secolo ci lascia interdetti e sopraffatti dai soliti quotidiani problemi di una città esplosa demograficamente ma in retroguardia in fatto di buon governo comunale. Il ritorno dalle vacanze del cittadino di Fiumicino, dopo le meritate giornate di sosta lavorativa, non sembra essere sostenuto da buone accoglienze.
Per sostenere una buona viabilità, secondo l’amministrazione locale, è stato opportuno ideare un circuito “automobilistico” da far gola agli organizzatori del Gran Premio di F1.
Infatti, per raggiungere i servizi più comuni, supermercati, posta, poliambulatorio, si è costretti a percorrere strade disseminate di rotatorie, rallentando la viabilità, rendendola quindi ancor più congestionata.
Un carosello senza scopo, da farci sembrare trottole senza meta.
Questo è il principio di una lista di disagi che il cittadino dovrà far conto, dopo la breve meritata vacanza.
Come reagiremo noi cittadini a questa incuria?






mercoledì 20 luglio 2011

Benvenuta "upupa"...

Benvenuta "upupa" a Fiumicino!
Una creatura bellissima sorvola i cieli, le case, la campagna di Fiumicino.
Se vi capita di scorgere tra le antenne o sugli alberi delle vostre case un animaletto con ciuffetto in testa, un piumaggio variopinto ed un becco curvo, siate sicuri di aver fatto la conoscenza con l'upupa.
Questo è quanto riporta l'Enciclopedia del Web - Wikipedia:
L'upupa è amante dei luoghi secchi, semi-alberati caldi e assolati: la si può incontrare presso boschetti o frutteti o lungo strade sterrate dove spesso si concede bagni di polvere.
Il tradizionale paesaggio agricolo dei versanti vallivi esposti a sud, con un mosaico di filari d'alberi, campi terrazzati, prati e vigneti, è ideale per l'upupa; la specie ha per contro abbandonato le monocolture presenti nelle pianure più fertili. È presente anche nelle zone verdi delle città.
Nidifica nelle cavità degli alberi, negli anfratti di rocce o di manufatti quali muri a secco o edifici rurali.
Questa è una foto che ho ritratto dal mio terrazzo all'Isola Sacra, ed ecco il suono che l'upupa emette.



sabato 4 giugno 2011

La Pomice... pietra che galleggia

Continua la ricerca di frutti che il mare ci riconsegna dopo le mareggiate.
Questa volta si tratta di pietra pomice, tanti chilometri di navigazione per approdare sulla spiaggia di Focene, galleggiando a pelo d'acqua provenendo chissà da isole vulcaniche del sud della nostra penisola.
Infatti le pomici sono il prodotto di eruzioni vulcaniche esplosive formatesi a seguito di una violenta espansione dei gas dissolti in lave di composizione chimica acida. Il rapido raffreddamento della roccia ha impedito la cristallizzazione della stessa, intrappolando all’interno i gas e generando dei minerali alveolari espansi in maniera più o meno accentuata. In fase di solidificazione i vapori presenti nel magma, improvvisamente rilasciati, hanno provocato il rigonfiamento dell’intera massa del magma ed è durante questa rapida fase di raffreddamento che si sono determinate le differenze nella struttura fisica dei vari inerti vulcanici.

Il magma che ha originato la POMICE era costituito da minerali di composizione chimica tale da permettere ai gas disciolti all’interno di espandersi molto rapidamente, così da formare una sorta di schiuma. Il rapido raffreddamento successivo della lava ha determinato il repentino solidificarsi della parte liquida intorno alle bolle di gas generando l’aspetto di schiuma vetrosa della pomice.
L’interno della roccia infatti è costituita da un’enorme quantità di canalicoli di diametro medio molto piccolo intercomunicanti fra loro e con l’esterno.


Pietra pomice sulla spiaggia di Focene